Dire “Google non basta più” non significa dire che Google non conta.
Conta moltissimo. Ma oggi una persona può scoprire un’azienda da Instagram, Maps, YouTube, una recensione, ChatGPT o una risposta generata direttamente nella ricerca.
Quindi la domanda non è più solo “sono primo su Google?”.
È: “quando qualcuno cerca questo problema, il mio brand compare in un percorso credibile?”
La ricerca si sta frammentando
Google stesso ha introdotto funzioni di ricerca basate sull’AI. E nella documentazione 2026 dice una cosa importante: per essere visibili anche lì, le buone pratiche SEO continuano a essere la base.
Niente magia.
Contenuto utile, struttura chiara, accessibilità tecnica e segnali reali di esperienza.
ChatGPT può citare siti pubblici
OpenAI spiega che i siti pubblici possono comparire nella ricerca di ChatGPT e che, per favorire la scoperta e la citazione, non bisogna bloccare OAI-SearchBot.
Questo aggiunge un altro canale di scoperta.
Ma non significa che basti “aprire il crawler”.
Se il sito contiene testi generici, l’AI non ha molto di utile da citare.
Il problema delle aziende locali
Molte hanno:
- sito;
- profilo Google;
- Facebook;
- Instagram.
Ma ogni canale racconta una versione diversa.
Per un motore o un assistente AI, la coerenza aiuta a capire chi sei.
Per una persona, aiuta a fidarsi.
Il contenuto deve rispondere a domande reali
“Servizi innovativi per il tuo business” è poco citabile.
“Quanto costa un gestionale su misura?”, “quando conviene rifare un sito?”, “come funziona un rapportino digitale?” sono molto più utili.
Questo è uno dei motivi per cui stiamo costruendo il Digital Journal MAYAN: trasformare esperienza reale in risposte leggibili.
Le fonti terze contano
Non controlli tutto.
Recensioni, directory, articoli, profili professionali, associazioni e citazioni esterne contribuiscono alla percezione del brand.
Non serve essere ovunque. Serve essere presenti nei posti che hanno senso per il proprio settore.
SEO, GEO e AEO non sono tre mondi separati
La base resta:
- contenuto originale;
- esperienza;
- struttura tecnica;
- entità coerenti;
- link;
- fonti;
- crawlability.
Le sigle aiutano a descrivere come cambia il modo di cercare, ma non sostituiscono il lavoro fondamentale.
Google, nella guida per la ricerca AI, arriva perfino a sconsigliare di inseguire “trucchi AEO/GEO” al posto delle buone pratiche SEO.
Cosa fare davvero
- controlla come appare il brand su Google;
- verifica dati aziendali coerenti;
- crea pagine che rispondono a intenti specifici;
- pubblica casi ed esperienza reale;
- rendi il sito accessibile ai crawler che vuoi;
- misura Search Console e traffico referral;
- osserva anche come i sistemi AI descrivono la tua azienda.
Google resta centrale.
Semplicemente, non è più l’unica porta.
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